La storia della nostra farina
La coltivazione dei cereali nella Montagna Pistoiese è sempre stata legata a condizioni ambientali difficili: terreni in quota, rese limitate e forte dipendenza dal lavoro manuale. Proprio queste caratteristiche hanno favorito la conservazione di varietà rustiche selezionate prima dell’agricoltura intensiva del secondo Novecento, oggi riconosciute come grani antichi.
Dopo un lungo periodo di abbandono agricolo, alcune aziende del territorio hanno avviato percorsi di recupero della biodiversità cerealicola locale. Tra queste, realtà situate nei borghi montani – come a Pian degli Ontani – coltivano nuovamente miscele di frumenti tradizionali (Verna, Gentilrosso, Inallettabile, Andriolo, Frassineto) successivamente macinati a pietra, ricostruendo una filiera corta che unisce coltivazione, molitura e trasformazione.
Questo ritorno ai cereali storici non rappresenta solo una scelta produttiva, ma un atto culturale: recuperare sementi, saperi agricoli e tecniche di lavorazione significa restituire identità al paesaggio rurale della montagna.
Come la usiamo
La farina di grano e grani antichi della Montagna Pistoiese è alla base di numerose preparazioni tradizionali:
- Pane casalingo a lievitazione naturale
- Pasta fresca rustica e prodotti da forno
- Dolci contadini semplici
- Impasti misti con farina di castagne, tipici dell’Appennino
Oltre all’uso alimentare, rappresenta oggi uno strumento concreto per sostenere l’agricoltura di montagna, la biodiversità e le economie locali.
Lo sapevi che…
- I grani antichi derivano da selezioni agronomiche storiche precedenti alla cerealicoltura intensiva moderna e sono spesso più adatti a coltivazioni a basso impatto.
- La macinazione a pietra mantiene tutte le componenti del chicco, contribuendo a un profilo nutrizionale più ricco e a un sapore più intenso.
- Il recupero delle varietà tradizionali è oggi una delle principali strategie per la tutela della biodiversità agricola nelle aree montane.